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FAQ · Dolore e sicurezza

Dolore e sicurezza: le domande più frequenti

Quanto fa male, quali rischi esistono davvero e in quali situazioni è meglio rimandare o rinunciare.

Secondo le fonti cliniche la tricopigmentazione dà pochi effetti collaterali, in genere transitori.[1] Nelle serie più piccole compaiono gonfiore e arrossamento nei primi giorni.[2] I rischi veri sono altri: un risultato diverso da quello atteso, un cambio di colore nel tempo, reazioni allergiche ai pigmenti che possono comparire anche anni dopo e infezioni quando l’igiene non è adeguata.[3][4][5]

Ci sono poi situazioni in cui, secondo le fonti, il trattamento va evitato o rimandato, dalla gravidanza alla psoriasi attiva.[6][7] Le risposte si appoggiano soprattutto alle indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità e al regolamento europeo sugli inchiostri,[8] perché sulla sicurezza della sola tricopigmentazione gli studi sono pochi.

La tricopigmentazione fa male?

Il fastidio è soggettivo e varia in base a sensibilità personale, area trattata e durata della seduta.[1] In genere viene descritto come gestibile, ma una cute irritata o molto sensibile può aumentare la percezione del fastidio.[1][3]

La tricopigmentazione rovina i follicoli esistenti?

Se eseguita correttamente da un professionista qualificato, la tricopigmentazione lavora negli strati superficiali della pelle e non danneggia i follicoli.[9][2][3] La valutazione della cute e l’uso di tecnica, profondità e strumenti adeguati sono fondamentali per lavorare in sicurezza.[2]

Quando è meglio rimandare il trattamento?

È meglio rimandare in caso di dermatite attiva, psoriasi in fase acuta, infezioni, ferite, irritazioni, alopecia areata instabile, telogen effluvium non ancora chiarito o condizioni mediche che richiedono prima una valutazione dermatologica.[7][10][11][6]

Si può fare con dermatite seborroica o psoriasi?

Solo se la cute è stabile e non sono presenti arrossamento, placche attive, desquamazione intensa o prurito importante.[7][12] In caso di patologie ricorrenti è prudente confrontarsi con un dermatologo prima di procedere.[13][14]

Si può fare in gravidanza o allattamento?

No. Gravidanza e allattamento sono periodi in cui la tricopigmentazione va evitata.[6] È corretto rimandare il trattamento a una fase successiva, quando il corpo è stabilizzato e non ci sono rischi per madre e bambino.

Quali sono i rischi della tricopigmentazione?

I rischi principali sono un risultato diverso dalle attese e un cambio di colore nel tempo: per questo l’operatore deve selezionare al meglio i pigmenti per lo specifico cliente. Possibili anche reazioni allergiche ai pigmenti, che secondo l’Istituto Superiore di Sanità possono comparire anche anni dopo,[4] e infezioni se aghi e ambiente non sono sterili.[5][1] Più rare le reazioni granulomatose.[15][16] Un operatore serio spiega i rischi prima di iniziare.

Quali sono i sintomi di un’allergia ai pigmenti?

I segni più comuni sono un prurito che non passa, un arrossamento che invece di ridursi aumenta, gonfiore e un’eruzione cutanea nella zona trattata.[4][17] Nelle forme ritardate possono comparire anche noduli o placche in rilievo.[15][18] I sintomi possono presentarsi subito, dopo settimane o addirittura dopo anni.[4] Un lieve rossore nei primi giorni è normale: la differenza la fa la durata e l’evoluzione, perché nell’allergia i sintomi persistono o peggiorano. Se hai già avuto reazioni a nichel, cobalto o ad altre sostanze, dillo prima di iniziare, perché gli inchiostri possono contenerle anche quando i tatuaggi precedenti non hanno dato problemi.[17] Se compaiono questi segni avvisa l’operatore e rivolgiti a un medico: un’allergia può essere scambiata per un’infezione.[17]

Durante la tricopigmentazione si sanguina?

No: durante il trattamento non dovrebbero esserci sanguinamenti, nemmeno minimi. Il pigmento si deposita nello strato più superficiale del derma[2] e in quantità molto ridotta, quindi anche un piccolo sanguinamento rischia di spingere fuori il pigmento appena inserito e di compromettere il risultato. Per questo conta la mano dell’operatore, che deve controllare profondità e pressione. Prima della seduta, in uno studio erano stati sconsigliati aspirina, antinfiammatori, vitamina E, ginkgo e ginseng nella settimana precedente,[2] e l’ISS indica tra i casi in cui evitare tatuaggi e trucco permanente i disturbi della coagulazione e l’uso di anticoagulanti.[6]

I pigmenti sono sicuri?

Nell’Unione Europea gli inchiostri per tatuaggi e trucco permanente sono regolati dal Regolamento (UE) 2020/2081, applicato dal 4 gennaio 2022, che limita le sostanze consentite.[8] L’ISS ricorda che i pigmenti devono essere sterili e in capsule monouso e che alcuni inchiostri possono contenere sostanze non ammesse.[6][4] Alcuni inchiostri possono contenere metalli pesanti e altre sostanze tossiche oltre i limiti.[16] Chiedi prodotti conformi, con etichetta e lotto.

Quando bisogna andare dal medico dopo il trattamento?

Se la zona diventa sempre più rossa, calda e dolente, si gonfia, compare pus o hai febbre. L’ISS consiglia di rivolgersi al medico in tutti i casi in cui insorgano problemi: non aspettare il ritocco.[6]

Posso fare una risonanza magnetica con la tricopigmentazione?

Nella maggior parte dei casi non ci sono problemi, ma devi avvisare sempre il tecnico di radiologia di avere pigmenti sulla pelle.[19] Alcuni pigmenti, soprattutto scuri, possono avere proprietà elettromagnetiche: raramente causano calore o formicolio e in casi eccezionali bruciore, e possono alterare le immagini.[19] L’ISS segnala il rischio di gonfiore o bruciature con pigmenti a base metallica.[4]

Si può fare durante la chemioterapia?

Meglio non farlo senza averne parlato con chi ti segue, a partire dall’oncologo. L’ISS indica tra le controindicazioni a tatuaggi e trucco permanente le condizioni immunosoppressive e le malattie che predispongono alle infezioni,[6] e durante le cure la pelle è più fragile. Spesso si aspetta la fine delle terapie.

Fonti

  1. Cleveland Clinic – Scalp micropigmentation
  2. Dhurat et al., Standardization of SMP procedure and its impact on outcome. J Cutan Aesthet Surg 2017
  3. Shubham et al., Efficacy, safety and patient-reported outcomes of scalp micropigmentation in scarring alopecia. J Cutan Aesthet Surg 2026
  4. ISS – Tatuaggi: rischi infettivi e complicanze
  5. Islam et al., Medical complications of tattoos: a comprehensive review. Clin Rev Allergy Immunol 2016
  6. ISS – Tatuarsi in sicurezza
  7. Kluger et al., Tattooing and psoriasis: a case series and review. Int J Dermatol 2017
  8. Regolamento (UE) 2020/2081 sugli inchiostri per tatuaggi e trucco permanente
  9. Nguyen et al., SMP: a clinicopathologic correlation. Skin Appendage Disord 2022
  10. DermNet – Alopecia areata
  11. DermNet – Telogen effluvium
  12. Grodner et al., Tattoo complications in treated and non-treated psoriatic patients. J Eur Acad Dermatol Venereol 2020
  13. Leroy et al., Scalp seborrheic dermatitis: what we know so far. Skin Appendage Disord 2023
  14. Vañó-Galván et al., Management of scalp seborrheic dermatitis in adults: expert consensus. Eur J Dermatol 2024
  15. Rajan et al., Granulomatous skin reactions after tattooing and cosmetic micropigmentation: systematic review. Cureus 2026
  16. Dodig et al., Tattooing: immediate and long-term adverse reactions and complications. Arh Hig Rada Toksikol 2024
  17. Shao et al., Tattoo-induced allergic contact dermatitis presents diagnostic challenge as a cellulitis mimic. Am J Emerg Med 2024
  18. Kaur et al., Cutaneous allergic reactions to tattoo ink. J Cosmet Dermatol 2009
  19. EADV – Tattoos and radiological imaging (2025)

Come leggere i riferimenti. Il numero dopo una frase rimanda alla fonte che la conferma (istituzioni sanitarie, linee guida e articoli PubMed). Le frasi senza numero descrivono prassi professionale o consigli pratici, per i quali non abbiamo trovato fonti scientifiche. Tutte le fonti e il metodo.

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